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Interviste ed articoli sulle attività (in ordine cronologico)
Spettacolo di Gala al Convegno Internazionale Danze Orientali Venezia
di Luca Ferrari |
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Guardo gli occhi dalle mani uscire allo scoperto della luce. Che cosa mi posso aspettare dal contagio più delicatamente tramandato fino al presente? Ha davvero smesso il cielo di far piovere germogli? Lo sfondo policromo sta amoreggiando con tracce di ispirazioni. Ecco lo scivolo del rintocco femminilmente terreno… Il Lido apre le porte all’universo femminile. Danzatrici da tutto il mondo colorano il giorno e la notte con la loro cultura, le loro emozioni.
Arrivato con largo anticipo prendo posto in prima fila. È il momento della tre giorni Convegno Danza Orientali.
L’attesa viene accompagnata da ritmi tribali, mescolati a Michael Jackson. Grazie alla Venice Connected (che dentro il Teatro Perla prende) controllo le ultime cose, poi arrivano “i pezzo grossi”. Il presidente della Municipalità, Giovanni Gusso e signora, e il delegato alle Politiche Cultuali, Stefano Stipitivich (accompagnato dalla sua dolce metà).
La danza orientale dunque sbarca al Lido. Ieri, per dare il giusto benvenuto è stata coinvolta la scuola Vettor Pisani con un seminario gratuito dalle 4 alle 6 del pomeriggio. Lì nel mezzo, seminari internazionali. Intanto la sala si riempie. È piacevole vedere che il Cinema non sia il solo protagonista nell’ex-palazzo del Casinò.
Poco dopo le 21 fa il suo ingresso Vidhi Shunyam Bogdanovska, organizzatrice dell’evento, nonché direttrice artistica, ballerina, coreografa, musicista e compositrice. Ha un abito rosso purpureo con ricami dorati. Entra con il suo linguaggio. Muovendosi. Le mani sembrano baciarle il viso. “È bello vedere donne danzare insieme”, dice soddisfatta e un po’ emozionata, “Donne che vengono da esperienze e nazioni diverse, si sono unite per l'amore della danza”.
Questa prima serata è dedicata alla storia del Tao delle donne. L'antica religione monistica, panteistica ed enoteistica originaria della Cina mescolata con la saggezza delle donne. La loro storia. Il loro percorso. La loro presenza sentita dall’Universo. Poi arriva il momento delle performance.
Ad aprire le danze è Giulia Mion da Pordendone . Atmosfera quasi tzigana, immersa nel giallo della scenografia. Un duello morriconiano all'ultimo gesto. La piroetta le lascia i capelli inseguire il suo momento. A darle il cambio, c’è Silvana Martinz (Brasile): fa il suo ingresso con un largo velo colorato. La sua forma si muove armoniosa. Se potessi guardare crescere in fretta un fiore, sarebbe come la performance di Silvana.
Tocca poi alla Sicilia (Farida Bissinger) e Madrid (Carolina Grandela). Dall'Europa, un salto continentale, ed eccoci in Persia insieme a Mona Kafelebasi. Una tempesta di stelle filanti attaccate in vita, con cantati di sottofondo. La sensazione che l'arcobaleno possa sgorgare in qualsiasi istante, mentre una terra s'impreziosisce ancora di più di un nuovo linguaggio visivo. Salto di terre e oceano, ed eccoci in Colombia ( Klemcy Salza). Nell’esibizione di quest’ultima un telefono squilla al centro della sala. La ragazza si avvicina a una poltrona e inizia la sua danza. Ritmo indiavolato. Lentamente si toglie la vestaglia, ed emerge in tutta la sua bellezza così come l'abito color arancione.
Applauditissima anche la bellissima Jacy. Quando Silvana torna sul palco, indossa lunghi guanti che le coprono tutto l'avambraccio, e che sembrano strizzare l'occhio all'Audrey Heppurn in vena di “colazione”. Tocca di nuovo a Klemcy. La musica introduttiva per un attimo mi fa rivedere la song “I need a hero” di Jennifer Saunders. Invece scopro con gran stupore che è il celebre Adagio di Albinoni, musicato anche dai californiani The Doors...com'è vero che la musica e la danza sanno unire...intanto Klemcy prosegue nel suo volo terreno con ali scarlatte. Questa volta la malinconia si trasforma in un profumato grido di battaglia.
Performance anche di Wendy Buonaventura (Inghilterra) e la coppia italiana Malika e Francesca Russo, che si sfidano con bastoni di legno quasi in un duello alla Beat it di Michael Jackson. Un tocco di grazia alle sfide di Guerre Stellari. Il pubblico partecipa con applausi. Distinguo un suono di cornamuse (è davvero questo?). Una chiamata a raccolta. Un annuncio. Che cosa?
Gran finale con l’incantevole Orit Maftsir, direttamente da Israele. Sale sul palco dalla platea, rimanendo di spalle. Le braccia si staccano quasi dal corpo. La testa oscilla all'ingiù, poi inizia il suo assolo fra cuscini d'aria. I colori della gonna. Tre esecuzioni con un’applauditissima performance in mezzo al pubblico.
Vorrei che il mondo adesso ascoltasse il suo battito . Si, adesso la primavera al Lido è davvero arrivata…continua
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SPETTACOLO "S...VELANDO" Genova 5 Dicembre 2009, organizzazione Tonia Amar al RakisaSPETTACOLO "S...VELANDO" Genova 5 Dicembre 2009, organizzazione Tonia Amar al Rakisa
Lunedì, 14 dicembre 2009
DANZA (Dreamdance) - Per Giulia Mion
La Realtà non è che un velo sui tuoi occhi. Oltre il Reale, profondo,
dentro l’anima, danza il Sogno: palpito di Mistero, per noi umani.
Lo cerchiamo ovunque, nelle persone e nelle cose … e non ci accorgiamo che
batte all’unisono con il nostro cuore: è lì.
Per fortuna nostra (e del Sogno) esistono anime che ci aiutano a trovare
la strada … che ci porta a noi stessi. Anime meravigliose che c’insegnano
ad ascoltare il nostro cuore. E a sollevare il velo.
Queste parole e le foto che le accompagnano sono dedicate a Giulia Mion
(www.danzadelladea.it) un’anima che Danza il Sogno e rende partecipe della
Visione interiore chiunque la guardi danzare.
Io non ho soltanto guardato, ho fotografato tutta la Bellezza che andava
sprigionandosi, insieme alla Luce, sul palcoscenico, durante la danza di
Giulia, e poi anche dopo, perché mi è rimasta nel cuore e non lo ha più
lasciato.
“La Vita è movimento. Anche là, dove i nostri occhi non colgono che
silenzio: una pietra, per esempio, ha in sé vibrazioni così rapide da
essere impercettibili … staticità apparente.
C’è una Danza, in noi e in quelle che chiamiamo “cose”, fatta di Luce e di
Ombra: forse c’è anche nelle emozioni e nelle parole che danno loro un
nome trasformandole in pensieri.
Io ho conosciuto il mondo dei suoni, la danza del respiro, quando l’anima
solleva il velo cantando.
Poi quelle stesse parole sono diventate corpo, si sono rivestite di
respiro e la mia voce ha cominciato a danzare. Mi ha accompagnato sulla
strada.
In seguito i miei occhi hanno cominciato a vedere in un modo diverso,
fatto di luce e di ombra, forme e colori. Nelle cose e nelle persone.
Esistono mondi altri, differenti piani del vivere. Dimensioni in cui devi
muoverti diversamente: sono sentieri a spirale che tu attraversi e al
tempo stesso attraversano te.
Come posso spiegare? C’è una foto di Giulia che rende bene l’idea: qui la
Danza è al massimo del suo movimento, secondo me. Perché nell’inizio è già
contenuto il percorso, come nel seme è racchiuso il frutto.
Questo mio viaggio mi sta portando sempre di più dentro di me ma ancora di
più al di fuori.
Un’emozione, una sensazione, indescrivibile, a parole: con le immagini,
forse.
Sentire il proprio corpo muoversi nello spazio, alleggerirsi a seconda del
respiro, persino a seconda dei pensieri. Variare l’appoggio da un piede
all’altro, così simile all’appoggio della voce, del respiro, nel canto.
Giulia mi ha scritto che” la voce è corpo”. Posso ben dire che ha ragione.
Ma io, guardandola danzare, posso aggiungere che “il corpo è voce”.
Un canto silenzioso, ma un vero canto dell’anima.
Riyueren innerland.splinder.com/post/21878904/DANZA+(Dreamdance)+-+Per+Giulia+Mion
Staffetta contro la violenza alle donne
FRIULI: STAFFETTA IN CITTA' PER MANIFESTARE CONTRO LA VIOLENZA
Nel centro di Pordenone, attraversando Corso Garibaldi, piazza Cavour, fino alla Loggia del Municipio, il corteo della Staffetta Udi-Onerpo ha coinvolto i cittadini del capoluogo friulano
Un folto gruppo di donne a Pordenone ha salutato il passaggio dell'Anfora, simbolo della staffetta che sta percorrendo l'Italia a testimonianza della lotta contro la violenza sulle donne.
Partita da Niscemi il 25 novembre 2008 la manifestazione arriverà a Brescia, dopo aver toccato tutte le regioni italiane, il 25 novembre 2009.
La celebrazione è stata organizzata dall'Osservatorio Nazionale ed Europeo per il Rispetto delle Pari Opportunità (ONERPO) presieduto in regione da Francesca Costa, con la collaborazione di Franca Giannini responsabile Onerpo-Pordenone e il segretario, Luca Vittorini.
Realizzato in tandem con Zanette Chiarotto, porta staffetta dell'Udi in Friuli, l'evento commemora nelle due tappe fondamentali Lorena e Hina, due giovanissime donne vittime della brutalità che si è espressa nella stessa maniera cieca e inesorabile sia a Niscemi che a Brescia.
L'Anfora è stata accolta dal sindaco Sergio Bolzonello che nel suo intervento ha sottolineato il particolare significato dell'accoglienza nella Loggia comunale: "Questo luogo, simbolo della democrazia fin dal 1280 - ha detto - è ideale per accogliere il testimone della staffetta contro la violenza sulle donne, che non è solo quella fisica, ma anche psicologica come si può verificare in ogni contesto in cui accade".
Erano presenti anche l'Assessore alla Cultura, Gianantonio Collaoni, la Presidente regionale della Commissione Pari Opportunità Santina Zanier e varie rappresentanti di associazioni femminili del territorio come Bruna Bardotti per "Sono Donna Scelgo Donna" e Maria De Stefano per "Voce Donna", centro antiviolenza quest'ultimo che segue attualmente più di 100 casi di donne vittime di violenza.
Per la tappa pordenonese le responsabili nazionali Onerpo Aura Nobolo e Wanda Montanelli sono così intervenute: "Parità nel lavoro, meritocrazia, etica, capacità di saper organizzarsi, possono essere gli ingredienti per un corretto equilibrio fra uomo e donna", ha detto Aura Nobolo presidente di ONERPO, l'osservatorio diventato la casa ideale per chi desidera far prevalere i suoi diritti. L'intervento della presidente ha posto l'accento su molteplici fattori che concorrono all'emancipazione femminile che non può considerarsi raggiunta se non attraverso la crescita anche economica dei ruoli delle donne.
Wanda Montanelli ha menzionato le recenti leggi che hanno trasformato le azioni violente da reato contro la morale a reato contro la persona (promotrice Tina Lagostena Bassi 1996 - XII legislatura) e citando uno studio condotto dalla Princeton University del New Jersey negli Stati uniti, ha evidenziato che l'oggettivazione femminile riferita agli stereotipi televisivi fa sì che gli uomini pensino ad una donna poco vestita come ad un oggetto. Questo è uno dei fattori che incrementa la violenza, poiché la trasformazione di un essere umano in una "cosa", è quasi sempre il primo passo verso la giustificazione della violenza.
Nell'anfora sono stati inseriti decine di messaggi scritti dalle donne presenti a cui è stata data lettura da parte di Annamaria Poggini, componente della Commissone Parità del FVG e da Anna Padelletti.
In chiusura della manifestazione tre gruppi di danzatrici hanno portato sul palco il tema della violenza declinato in tre rappresentazioni simboliche : Unione, Lotta, Libertà.
La danza solista della "Donna angelo" presentata dalla maestra d'accademia Giulia Mion è stata seguita dai presenti con interesse per la suggestività dei costumi e dei movimenti di danza.
Pordenone 12 settembre 2009
Spettacolo "I mille volti della dea" Firenze 16 Aprile 2009
I mille volti della Dea a cura di Lucy
Una splendida serata
Come oramai avrete capito, non è che mi faccia “pregare” per presenziare ad eventi, spettacoli o manifestazioni perchè voglia fare “la preziosa”: semplicemente capita che o per problemi di mobilità o per impegni o altre vicissitudini familiari (come tutti) non posso rendermi disponibile e regalarmi l’opportunità di accettare l’invito per tutte le occasioni che invece avrei voluto e vorrei cogliere.
Quando quindi le cose vanno tutte, ma proprio tutte, per il verso giusto (...io sto bene, ho chi mi accompagna, e non ci sono altri accidenti in corso...) è sempre per me un momento speciale.
Ed è giusto con questo spirito che mi sono organizzata per andare ad assistere alla presentazione dello spettacolo “I mille volti della Dea” che si è tenuto al Teatro Puccini di Firenze lo scorso 16 Aprile.
Così è successo che un piccolo gruppo di amiche, stipate nell’utilitaria di una di loro (al limite dell’asfissia), con la sottoscritta a fare da navigatore (tutto dire... perchè tra i vetri appannati, la pioggia, e le diottrie che sono quello che sono, fate conto che le ho guidate “a tatto”...), ha raggiunto infine miracolosamente, e in tempo utile, la sede deputata, dove un’altra mia specialissima amica, con la quale giusto per la cronaca non passavo “una serata fuori” da quasi due anni, era in paziente attesa.
Giusto il tempo di accomodarci in sala (rigorosamente in prima fila... se no che ci vengo a fare: me lo faccio raccontare da qualcuno di voi cosa è successo sul palco?!) che le luci si abbassano.
Devo dire che non sapevo esattamente cosa aspettarmi.
Ero solo certa che il progetto mi era piaciuto già al primo accenno fattomi a suo tempo da Cristina (ndr. Cristina Multinu), per lo spirito di collaborazione ed apertura verso realtà diverse che ne aveva motivato la nascita.
Scuole distanti geograficamente parlando, ma anche come formazione tecnica ed indole espressiva, che si univano e intraprendevano una realizzazione scenica comune, non dico ambiziosa, ma sicuramente davvero impegnativa. sotto davvero tanti aspetti.
Si, a me questa cosa era piaciuta subito, inutile che ve lo nasconda - tanto sapete bene come la penso - ed anche il fatto che tra loro ci fossero alcune delle interpreti che con le loro performances più mi hanno toccata in tutti questi anni di full-immersion nel mondo della “danza della panza” mi ha sicuramente ulteriormente ben disposta.
Chi era in sala, come la sottoscritta, non ha potuto comunque non notare alcune cose che andranno sicuramente messe a punto per le prossime rappresentazioni, e che cito qui per dovere di cronaca, come le ho già anticipate alle dirette interessate, proprio perchè ci tengo che il tutto abbia le migliori opportunità di svilupparsi.
Mi riferisco ad un’ancora non ottimale gestione dei tempi di passaggio tra un quadro e l’altro (...si ho presente come funziona, tutte dentro, poi il cambio... gli abiti indossati al volo... tutto normale, ma il buco tra il primo e il secondo quadro c’è stato ed è stato un peccato, perchè ha interrotto l’atmosfera che si era appena creata, così come qualche incertezza nelle successive transizioni).
Anche le luci di scena, a mio modestissimo parere (...lo so che sapete che ho “fatto” per tre anni le luci delle serate Hafla... e che quindi ho i miei gusti, discutibili ma li ho) non sono poi state quel valore aggiunto, quella degna cornice che assiste ed evidenzia i movimenti sul palco, come invece dovrebbero essere.
Infine il fumo (quell’effetto scenico che dovrebbe creare un nuvola bassa...).
Vi dico solo questo, quando sono uscita tra il primo e il secondo tempo, cedendo senza sforzo al richiamo della nicotina, e mi sono trovata in una Firenze invasa dalla nebbia notturna... “mannaggia”, mi è venuto spontaneo pensare, “...ma quanto fumo hanno fatto lì dentro il teatro che ha invaso anche tutta la città qui fuori?!”.
Capisco che con le luci ed il bel contributo di Elena d’Anna (ndr voce narrante) - a cui dedico una menzione speciale, perchè davvero suggestiva ed espressiva interprete dei testi originali che guidavano la rappresentazione e introducevano via via le danze - anche un po’ di fumo ci stava bene.
Crea atmosfera, distrae lo sguardo mentre si attende il quadro successivo, e se tutto va bene si ascolta, si libera la mente e ci si lascia rapire... ma un po’... troppo fa si che le difficoltà respiratorie delle prime file suscitino ilarità se non compassione nel resto del pubblico, e che le lacrime strappate ai nostri poveri occhi non siano proprio quelle della commozione partecipe...
Comunque per le note diciamo “di critica costruttiva” è tutto qui.
“E’ lo spettacolo Lucy? Ma allora che ci dici?!”
Ok, ok ci arrivo.
Lo spettacolo si è articolato in una scelta serie di quadri, ben introdotti e con una loro logica coerente alla storia narrata, che non sto a riepilogare (andate a vederlo se ne avrete occasione e poi sappiatemi dire).
Io ho notato i costumi curati (così si fa: so che costano... ma è bello vedervi abbigliate come si deve), le coreografie, tutte di gruppo, tutte diverse per stile e “animus”, tutte ben realizzate, ed ho notato anche e soprattutto l’assenza assoluta di protagonismo da parte di chi tra loro avrebbe potuto permettersi parti di spicco maggiore, come doveva essere in perfetta aderenza al concetto di “sorellanza” per una volta reso nella pratica, dopo tanta teoria (!).
Alcune coreografie sono state divertenti davvero (la “Guerra di quartiere”), altre molto molto particolari (“L’incubo nero” ad esempio dell’ottima Parvani, o “L’impronta Tribale” della bella coppia composta da Olivia Mancino e Alice Nuar con i loro gruppi), altre infine quasi “mistiche” e molto toccanti (come il quadro “Ritorno alla natura” nell’interpretazione corale dell’intera compagnia).
Anche Giulia Mion, che ha degnamente interpretato la Dea, nell’unico assolo dello spettacolo, lo ha fatto con l’umiltà e l’olimpica serenità e dolcezza di sempre.
E’ vero, io avrei voluto assistere “anche” ad altri assoli, che giustamente nella logica della narrazione non sono stati previsti... ma so che potrò godermi Alice, Olivia, Cristina ecc., in altre, spero a breve, occasioni.
Detto questo resta che, anche oggi, a giorni ormai di distanza da quella serata, sono grata a tutte le interpreti di avermi voluto invitare ad assistere a questo spettacolo. Si davvero.
E’ stata per me una gran bella serata.
Che mi ha lasciata, come deve essere, con la voglia di vedere ancora e di “sentire” ancora... tanto che la mia promessa di assistere a future rappresentazioni non è stata fatta pro-forma.
Sentire... si io ho sentito lo spirito che le ha guidate, l’armonia che hanno costruito nel gruppo e sul palco, è stato evidente per me, e ne ho avuto conferma parlando anche con altri spettatori, e tutti abbiamo apprezzato anche il divertimento con cui si sono proposte ed hanno regalato al pubblico il loro impegno e la loro arte.
Al di là di qualunque evoluzione o successo futuro, che auguro loro di tutto cuore, credo che proprio l’armonia e la leggerezza, di cui lo spettacolo è profondamente intriso, siano le cose più preziose di cui potranno sempre e comunque andare fiere.
Che poi Firenze non si sia fidata e non abbia risposto all’appuntamento con l’affluenza che lo spettacolo avrebbe meritato non mi stupisce.
La nostra è la città dei Guelfi e dei Ghibellini, abbiamo lasciato andare il da Vinci, esiliato Dante, e dato al rogo il Savonarola... ma credetemi, proprio per l’amore che tutte dichiariamo di provare per la nostra danza (!), davanti a questo tipo di spettacoli io penso che sarebbe davvero il caso di smetterla una buona volta.
A Firenze come nel resto d’Italia, dove so per certo che esistono realtà analogamente e validamente impegnate.
Io sono sicura che “I mille volti della Dea” verrà applaudito anche altrove, come in effetti è stato caldamente accolto dal pubblico in sala, e che possa essere un ottimo inizio a cui dare il nostro appoggio... sono certa anche che sia solo una tra le tante iniziative che meritano, e che solo una serie fortunata di coincidenze ha fatto si che potessi assistere a questa e non ad altre.
Per questo dico “nostro appoggio”, perchè se chi fa parte del mondo della danza Orientale non partecipa almeno come spettatore ad ogni occasione di livello che si svolge sul territorio nazionale come possiamo sperare in una vera crescita artistica delle rappresentazioni?
Sapete tutti come funziona: questi progetti sono auto-finanziati, con grosso sforzo e impegno anche economico da parte delle protagoniste, e sono l’unica possibilità che abbiamo di far fare alla nostra danza un vero primo salto di qualità.
Usciamo dal cortile delle galline rissose e smettiamo di beccarci a vicenda per il mangime, e allora si che potremmo dire, tutte insieme:
Bellydance Superstars... attente...: arrivano le italiane!
Spettacolo "LA DONNA ALATA" Udine di Giulia MionSpettacolo "LA DONNA ALATA" a cura e di Giulia Mion
Teatro Palamostre 15/16 Gennaio 2009 Udine
con Giulia Mion
ospite d'ecezione Maria Strova
allieve corsi intensivi anno 2007/2008
recensione di Manuela Russo
Palamostre gremito per”La Donna Alata”, lo spettacolo proposto mercoledì e venerdì scorso dall’Accademia Ma-alilat, una realtà culturale di altissimo livello presente da diversi anni a Udine.
Lo spettacolo sviluppa in modo originale uno dei temi millenari da cui nasce questa danza, quello del velo.
Nell' antichità esso era un simbolo spirituale, nei rituali di culto della dea lunare: Inanna, sumera, come Ishtaar, nell'antica Babilonia, scende negli inferi per riportare in vita il suo amato. Durante la discesa, la dea deve attraversare sette porte e in ognuna rinunciare ai suoi gioielli e alle sue vesti, fino alla settima porta, dove rinuncia al suo velo e ritrova l’amato. Il felice incontro era celebrato in primavera, quando a Babilonia si danzava con gioia la rinascita della natura, che come morta era sterile durante l’assenza della dea.
Una riflessione sul ciclo“morte” e “rinascita” che viene dalla venerazione preistorica della Terra Dea Madre, del potere generativo della donna, non solo in senso fisico, ma anche come creatività, amore. Un motivo sia naturistico - l’alternarsi delle stagioni – sia spirituale, esemplificazione del percorso dell’anima immortale, come in Grecia, nei Misteri Eleusini.Un velo misterioso proviene dall’ Egitto, dal culto di Iside nel cui tempio a Sais è scritto,"io sono ciò che è stato,è e sarà, e finora nessun mortale ha mai sollevato il mio velo"
Il velo è metafora di una verità ancora nascosta che può essere appunto "svelata" o meno.
Nello spettacolo dell’Accademia Ma- alilat, una donna che desidera trovare la propria libertà, dopo un forte momento di depressione incontra in sogno una “Musa” che l’accompagna in un percorso di risveglio. La Donna dovrà superare sette prove: solo con l’aiuto di altre donne e della danza riuscirà a far spuntare le sue grandi ali.
Nella danza orientale contemporanea, la direttrice Giulia Mion interpreta con forte espressività il momento della tristezza, sottolineato dall’abbigliamento moderno,scuro,( inconsueto per chi normalmente associa la danza del ventre a costumi provocanti e scintillanti, che tra l’altro nascono dalla fusione con lo stile hollywoodiano) che non riesce però a mimetizzare la sua straordinaria bellezza:vengono in mente le parole di Lucio Apuleio che nell’”Asino d’oro” dice di Iside: “i capelli, folti e lunghi, appena ondulati, mollemente le cascavano sul collo divino”.
E’ irresistibile la grande artista colombiana Maria Strova in veste di musa, con l’allegria dei cimbali accompagnata dal ritmo potente della darbuka dell’insegnante Monique Truant, che nella seguente danza beduina, perfettamente eseguita da tutte le artiste su una coreografia del maestro egiziano Reda, brilla per l’ irresistibile verve interpretativa mediterranea.
Irresistibili sono le tre danzatrici shaabi, la street music del Cairo, con le tuniche fucsia e un’ interpretazione gioiosa che fa venire voglia di alzarsi dai posti e danzare con loro.
Giulia Mion propone una scena mimica di forte drammaticità sulle note di “Tu che sei diverso”, seguita da coreografie egiziane classiche dove tutte le interpreti esprimono perfettamente l’eleganza e la levità del raks sharki, nato dalla fusione della tradizione egiziana con elementi della danza classica.
Maria e Gulia propongono un’altra bellissima scena di mimo, seguita da una straordinaria danza tribal, uno stile americano,caratterizzato dalla forza,dalla potenza del movimento e dalla collaborazione del gruppo, ispirato alle tribù del Nord Africa e dei deserti mediorientali.
Indossano pantaloni, choli extensions in tessuti naturali coloratissimi che danno un aspetto regale, cinture con tasselli,specchietti,monete, e gioielli in argento,.
Il make-up è arricchito dall’uso del bindi, tatuaggi e da varie forme di “body art”.
Il tribal è legato ad un messaggio di condivisione “tra pari”, non è prevista la presenza di una solista,quanto di un continuo cambio di leader.
Mette forte enfasi nell’isolazione dei vari movimenti; il corpo mantiene posizioni erette e fisse in alcune sue parti mentre altre si muovono con marcata precisione.
Ancora una forte scena di danza mimica di Giulia, una splendida Maria con veli bianchi nel buio, poi una danza di gruppo su percussioni tradizionali e cimbali piena di grazia e allegria.
Giulia, inondata da una luce dall’alto, con gesti “alati” raccoglie dalla terra gli elementi, le energie primordiali di cui tutti siamo formati, rendendoci partecipi del mistero della maternità, simboleggiato dai movimenti rotatori di questa danza lunare millenaria.
Una bella danza del bastone ci porta alla fierezza delle tradizioni egiziane, una moderna danza con le “ali di Iside”evidenzia la grazia e l’espressività delle tre interpreti, tra cui una strepitosa Angela Barracelli, così come la perfetta danza della spada ci ricorda quelle schiave dell’harem che, tolta la spada dal fianco dei guardiani, danzavano tenendola in equilibrio sul capo a simboleggiare la loro anima indomita.
Maria appare ancora in una splendida danza con un velo color fuoco, i cui orli irregolari sembrano davvero fiamme.
Giulia con una danza dei sette veli rovescia il luogo comune che la vede come una danza di seduzione e di vendetta ispirata al personaggio di Salomè, spirito manipolativo e distruttivo della “donna fatale”, modello nato dalla paura che l’uomo aveva della donna erotica.
Il velo in realtà rende la danzatrice “autonoma”: sembra coprire il corpo e nasconderla, in realtà lei è libera di decidere cosa, come e quando rivelarsi. Non è un velo imposto, chi danza decide di manifestarsi o di ercare intimità sotto le sue ali. Il velo si anima, è sentimento, è percezione. Ci custodisce con delicatezza, coltiva i nostri misteri. Ci chiede di vivere nel corpo e nella pelle.
Questo è stato in sintesi il meraviglioso messaggio trasmesso da tutte la allieve dell’Accademia, che acclamate dal pubblico si sono presentate a sorpresa in platea, concludendo lo spettacolo con una gioiosa danza finale sul palco, attorniando la direttrice Giulia e la sua splendida dolcissima bambina.
Riccione 2008LUCY (dal sito www.lucyinthesky.it) in riferimento alla danza di Giulia al congresso di Riccione nel 2-3 Giugno 2008:
Giulia Mion...l'ho adorata, come spettava alla Dea Madre che ha
portato in scena, solennemente, con dolcezza estrema, con quei movimenti piccoli
e tondi, rispettosi del suo stato e del suo corpo, con un sorriso vero e intimo,
che è stato il suo regalo elargito ad un pubblico intenerito (Ti
sei commossa, Lucy?! Si, anch'io, l'Erode in gonnella che
sono, come sa chi mi conosce bene), e al quale non abbiamo potuto non rispondere,
con altrettanta sincera intensità.
Tai Chi e danza del ventre Luglio 2007 Giulia Mion al "Sunsplash rototom" 2007 Osoppo (ud)Oggi alla tenda di Vivere l�Energia Claudio e Ines della World Viet Tai Chi Federation hanno eseguito dimostrazioni pratiche di Viet Tai Chi, una antica disciplina cinese esportata poi in Vietnam. Si può chiamarla pratica della buona salute o ginnastica dolce orientale, ma non bisogna farsi ingannare è una disciplina dolce ma potente. I suoi movimenti codificati si basano sulla medicina tradizionale cinese e sulle arti marziali, questa pratica migliora sensibilmente la respirazione e può essere intrapresa ad ogni età e in ogni stadio di preparazione. Domani pomeriggio invece ci sar� un workshop, tenuto da Giulia Mion, direttrice dell' Accademia Ma'alilat di Udine, che parlerà della percezione dell�energia femminile attraverso la simbologia della sacra danza del ventre.. Alla sera si esibiranno ballerine e ballerini allievi della scuola della Mion, che cercheranno di risvegliare l'energia sacra con la danza del ventre. Chiara De Gaetano
Dal IL PONTE del Giugno 2006 Esaltante concerto nel giardino di Villa Ottelio (Giulia Mion e il gruppo "La Frontera")Il Comune di Rivignano ha aderito al "Progetto alternativo cultura" del Medio Friuli, ricco di appuntamenti musicali già avvenuti nell'anno in corso nelle antiche ville della nostra zona in suggestive cornici esaltate da giochi di luce che hanno evidenziato le immagini storico-artistiche degli immobili e delle piante secolari che li circondano. Così è avvenuto anche ad Ariis di Rivignano.
Nel giardino posto di fronte alla Villa Ottelio , degradante verso il fiume Stella che lo lambisce, sono intervenuti da varie parti del Friuli oltre un centinaio di persone per ascoltare insieme a molti residenti nel Comune il quartetto "Le frontiere" composto da Miranda Cortés (fisarmonica), Michele Sguotti (violino e viola), Michele Pucci (chitarra flamenco), Francesco Clera (percussioni) e Giulia Mion (specialista in danze orientali.
L'originale complesso musicale, dopo il saluto dell'assessore alla cultura del Comune di Rivignano Davide Rocchetto e una breve introduzione storico-archeologica del luogo, ha proposto brani dal titolo "Mar Bianco, musiche e danze del Mediterraneo" provenienti dalla tradizione musicale delle zone ad influenza araba: Marocco, Algeria, Egitto, Turchia, Arabia, Tunisia inoltre Spagna, Portogallo e Grecia, meritandosi ripetuti e lunghi applausi dei presenti, molto colpiti anche dalle danze interpretate mirabilmente dalla Mion.
E' stato un esaltante spettacolo inserito in una cornice ampiamente illuminata. Lo scorrere dello Stella dopo un'ansa avvolta da grandi salici con le cime spioventi sul fiume e immergenti nell'acqua, l'alto ponte dagli artistici bordi in ferro battuto , il porticciolo in legno posto all'estremità d'una piccola penisola di fronte alla Villa , i grandi alberi secolari del parco , gli stemmi a colori vivaci dei signori di Ariis che l'hanno abitata nei secoli passati dipinti sulla rossa parete frontale dell'edificio, il tutto arricchito da originali e piacevoli note musicali, hanno creato un'affascinante serata certamente più unica che rara.
Ermes Comuzzi
Villa Manin Codroip (Ud) Serata di gala Panathlon Luglio 2007La serata, dedicata ai soci Panathlon ed aperta al pubblico su prenotazione, avrà inizio alle ore 20,00 con un incontro-dibattito tra i Soci del Panathlon ed il direttore del concorso ippico Roberto Rettore. Seguirà la cena di gala, impreziosita dalla danzatrice del Ventre e di danze Orientali Giulia Mion, che proporrà un affascinante spettacolo di armonia e femminilità. Si esibirà nelle sue specialità che sono la danza di percussione, il taksim, con il velo, con la spada e con le candele. Una serata unica dove musica e movimento si fondono in un contesto magico.
Domina Travel: a scuola di 'danza del ventre' a Sharm el Sheikh Novembre 2006Danza del ventre: l'evento internazionale di Domina Travel Domina Travel propone dal 5 al 12 Novembre 2006 un evento speciale dedicato alla danza del ventre presso il Domina Coral Bay Hotel Resort & Casino di Sharm el Sheikh.
L'iniziativa è rivolta alle sempre più numerose donne che praticano questa disciplina, le quali potranno sfruttare una settimana di vacanza nella baia più bella di Sharm el Sheikh, dedicandosi alla propria passione con maestre e coreografe di fama nazionale e internazionale: Fathen (Giulia Mion), Maria Strova e Sandy D'Alì (Cinzia Cavalli).
Il programma dell'evento prevede 5 giorni di corso, da lunedì 6 a venerdì 10 Novembre con lezioni mattutine e pomeridiane, presentazioni di DVD e libri.
Mercoledì 8 novembre gli ospiti potranno assistere ad una suggestiva sfilata di abiti per la danza del ventre a cura di Madame Samira: conosciuta in tutta Italia, grazie anche a diverse apparizioni televisive dove viene spesso invitata per presentare la cultura araba e ideare allestimenti di gusto arabo, rifornisce numerose scuole di danza del ventre in Italia.
Durante la settimana è prevista anche la partecipazione della famosa ballerina egiziana Randa Kamel.
Auditorium Concordia giovedì 1° Dicembre 2005 ore 20.45 1° dicembre a Pordenone: I Ragazzi della Panchina e NPS Italia presentano: La Frontera, Mar Bianco. La malattia è la cronaca di uno stato d’animo che è stato espulso dall’uso comune di una normale quotidianità, quella normale grigia quotidianità priva di conoscenza e coscienza, e che si fa percorrere e affollare dal passo abile di chi riesce a nascondersi la paura, o dal passo pauroso di chi è costretto a recitare una forza che non ha. Normale condizione, normale inclinazione, o normale presunzione di chi si crede esentato dalla disgrazia, e per questo esonerato da qualsiasi bisogno di lottare.
(Gigi Dal Bon, Karica Vitale, Edizioni Biblioteca dell’Immagine)
La musica è contagiosa più di un virus. Al pari della danza, non conosce confini, razze, religioni, non conosce l’indifferenza, e, grazie al cielo solo in questo caso, non si ha notizia di vaccini in grado di fermarla. La musica non si espelle dalla normale quotidianità, permette anzi di comprenderla allenando all’ascolto, merce rara in questo frettoloso millennio. La musica esorcizza le paure, scambia unisce influenza, regala gioia, da sempre. Pensate al Mediterraneo, crogiuolo di culture ed etnie diverse: per secoli nei porti approdavano con le merci volti ed idiomi sconosciuti, che riempivano l'aria caotica di canzoni o semplici motivetti appresi chissà dove, in un reciproco inconsapevole scambio di melodie con gli abitanti del luogo. La frontera, qualche secolo fa, era una dogana che delimitava sì due civiltà, un luogo dove Oriente ed Occidente si confrontavano in un reciproco scambio e, spesso, feroce scontro. Ma i suoni, le danze dei paesi affacciati al mare viaggiavano con le navi, senza bisogno di permessi o passaporti, patrimonio di un’unica umanità.
Miranda Cortes, poetica fisarmonicista francese ideatrice del gruppo, Michele Sguotti, violino e viola per Salvatore Accardo e Giorgio Gaber, Michele Pucci, chitarra flamenco tra le più conosciute della scena folk italiana, Francesco Clera, percussionista di spicco della scena veneziana, la voce di Federica Doniselli, già con Moni Ovadia Giovanna Marini e Daniele Sepe, Giulia Mion, un angelo che danza secondo la critica, il sound elettronico di Efer-dee: La Frontera sul palco dell’ Auditorium Concordia la sera del 1°dicembre con le atmosfere delle terre di confine: perché nessuno si creda esentato dalla disgrazia, e per questo esonerato da qualsiasi bisogno di lottare.
Dal GAZZETTINO del 26 Ottobre 2004 GIULIA MION VICECAMPIONESSA NAZIONALEINTERVISTATra incensi, veli e soprattutto...
Udine Tra veli, incensi e soprattutto tanta tranquillità. È così che lavora la direttrice della scuola di danza mediorientale "Qamar" di Udine, Giulia Mion , 26 anni, residente a San Vito al Tagliamento. E lei domenica scorsa si è laureata vice campionessa italiana di danza del ventre - "belly dance" - sul palco di Foligno. "Sono soddisfatta, naturalmente" ha detto la campionessa pordenonese che è prevalsa sulle altre e numerose ballerine provenienti da tutt'Italia. Laureata in storia del teatro e spettacolo alla Ca' Foscari di Venezia ora insegna nel suo istituto di via Maniago 4 di Udine. "Ho avuto la possibilità di studiare con i migliori maestri di danza del ventre in Egitto - ha aggiunto Giulia Mion "in arte Fathen" -. Ora la mia scuola accoglie più di cento allieve e non solo friulane. Molte arrivano anche da Pordenone e Trieste"
Dal MESSAGGERO VENETO del 6 Novembre 2004 GARA NAZIONALEUDINESE CAMPIONESSA DI DANZA DEL VENTRE
Giulia Mion, direttrice del centro danza e cultura mediorientale "Qamar" (luna) di Udine, è stata eletta vicecampionessa nazionale di danza del ventre nel primo campionato nazionale di "belly dance" (danza del ventre o danza orientale) organizzato dalla Fids e dal Coni a Foligno. Giulia, in arte Fathen, danzatrice, insegnante e artista, ha battutto numerose concorrenti provenienti da tutta Italia.
Considerata dalla critica come una delle promesse di questa danza, si è formata con i migliori maestri in Italia e in Egitto e nel Settembre 2003 ha fondato a Udine in Via Maniago 4/a in centro "Qamar", ambientato in stile arabo, con l'obiettivo di diffondere e tutelare la danza e la cultura del Medio Oriente e del Mediterraneo, organizzando corsi di danza orientale egizia (danza del ventre), spettacoli, mostre, corsi brevi di cultura, seminari, incontri, viaggi e videoproiezioni. Le attività del centro sono affiancate nell'arco dell'anno da una serie di appuntamenti tenuti da professionisti che approfondiscono sia il lato artistico della danza sia quello spirituale, ricollegandola al suo autentico e antico significato. simboli e riti che Giulia Mion cerca di svelare anche tramite lo studio di altre tecniche orientali per contrastare l'uso della danza limitato al solo intrattenimento. All'inizio del 1999, dopo lo studio della danz amoderna, funky-jazz e contemporanea, Giulia Mion frequenta i primi corsi di danza orientale a Treviso. Nel 2002 si laurea in Tecniche Artistiche di teatro e spettacolo all'Università Cà Foscari di Venezia e nel 2004 partecipa al V° Festival internazionale di danza orientale. Giulia-Fathen è stata spesso sul palcoscenico per spettacoli e partecipazioni ad eventi culturali, tra cui l'importante esperienza del 2000 per il Gran Teatro la Fenice di Venezia, dove è stata figurante e aiuto coreografa nell'opera lirica "L'italiana in Algeri" di Rossini in scena al Teatro Verdi di Padova.
Martedì 30 Marzo 2004 - Il Friuli - INTERVISTA(...)Al mondo orientale e alle sue danze si è appassionata anche Giulia Mion, insegnante di Raqs Sharqi e fondatrice del centro Qamar a Udine, che conta quasi 180 allieve, rigorosamente donne, che imparano ogni giorno ad apprezzare la magica atmosfera orientale. "Ho voluto creare - racconta Giulia Mion - una scuola dedicata alle donne e proprio per questo l'ho chiamata 'Qamar', un termine che significa luna, intesa come simbolo del mondo femminile. Per ricreare al meglio la magica atmosfera mediorientale, ho decorato il locale con i veli arabi, le lampade e un lumino, accompagnato dall'aroma dell'incenso, per favorire al meglio l'intimità della donna". Il Raqs Sharqi è una danza orientale egiziana che richiama sia la raffinatezza delle musiche classiche, sia i movimenti delle musiche popolari. "E' fatta di movimenti morbidi, considerati lunari, e di movimenti più decisi, definiti solari". Anche questa è un'attività molto valida. "E' una danza importante perché permette di sciogliere le articolazioni e la colonna vertebrale, migliorando, allo stesso tempo, la circolazione e la percezione corporea di ogni singola parte del corpo, compresi occhi e capelli. E' molto utile anche per migliorare la coordinazione e imparare a respirare con la pancia. Non bisogna dimenticare, poi, che si riesce anche a raggiunge un equilibrio tra tutti i centri energetici del nostro corpo e, danzando a piedi nudi, a migliorare il contatto tra il nostro corpo e la terra". Il Raqs Sharqi può diventare anche un'ottima soluzione per le donne che desiderano aumentare la propria autostima e far cadere le barriere create dal disagio di un corpo non perfetto. "Si nota un'evoluzione psicologica nel modo di pensare di chi si avvicina a queste danze, diminuisce la vergogna di mostrare la pancia e aumenta l'autostima. Nel corso dell'esperienza, le donne che si avvicinano al Raqs Sharqi si accettano ogni giorno di più e l'unica cosa importante è riuscire a conoscere il proprio corpo. Col passare del tempo cade ogni riferimento all'essere magro o grasso e, all'interno del gruppo, si crea sintonia, gioia e serenità con la consapevolezza che nessuno è lì per giudicare". Un miglioramento interiore, dunque, che si nota anche nell'esteriorità delle danzatrici. "L'evoluzione si vede anche nell'abbigliamento. Quando arrivano qui, si presentano in tuta, poi, gradualmente, cominciano a indossare una fusciacca, che permette di evidenziare meglio i movimenti del bacino, passando, in un secondo momento, alle gonne colorate con le cinture fatte di sonagli". Come per tutte le discipline, anche il Raqs Sharqi richiede l'utilizzo di strumenti ben precisi, a partire dal velo fino al bastone, usato per le danze folcloristiche, aggiunto ai cimbali, alla sciabola e al candelabro, indicato per ricreare la danza della fertilità. Anche il Raqs Sharqi è una danza per tutti, con programmi diversi in base all'età, ed è praticato dalle giovanissime di 15 anni fino alle sessantenni. "Tante donne - conclude Mion - cominciano per seguire la moda o per curiosità, altre per sciogliere il proprio corpo e per aumentare la propria sensualità. Su quest'ultimo punto, però bisogna sottolineare che la danza orientale non sempre è pubblicizzata nel modo giusto. Il più delle volte si tende ad avvicinarla all'erotismo inteso secondo i canoni occidentali, mentre la danza orientale è sì una cosa sensuale, ma la sensualità è intesa come mezzo per permettere all'emozione che ogni donna ha dentro di sé di uscire".
Dal GAZZETTINO DEL 6 AGOSTO 2003: INTERVISTAPrima scuola di danza del ventre Il Centro per la danza e la cultura mediorientale, diretto dalla danzatrice insegnante e coreografa Giulia Mion (Fathen) ha ideato e realizzerà, a settembre, la prima Scuola di danza del ventre. La sede primaria delle attività è a Tavagnacco di Udine in via Palladio 96/1 ospite presso la scuola di Ballo "Royal Dance"; una filiale è presente a San Vito al Tagliamento, ospite presso dell'associazione "Let's Dance - Scuola di danza città di San Vito, in via Altan 46/f. Il termine "Qamar " significa, in arabo "luna". L'Associazione oltre ad essere un centro di formazione danza orientale egiziana (Danza del Ventre classica e popolare), si propone di organizzare tutte le attività attinenti alla cultura del Medioriente e del bacino del Mediterraneo, tramite corsi, stage, laboratori, viaggi, mostre, video, proiezioni, pubblicazioni e altro. L'attività inizierà lunedì 22 settembre. Per informazioni: e-mail " fathen@qamar.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ", tel. 347/3365063.
TUTTO CHIOGGIA (Venezia), Novembre 2002 Danza del ventreINTERVISTA
Difficile capire come sia nata, di sicuro quella della "danza del ventre" è una moda che si sta diffondendo nel nostro paese tanto da diventare un vero e proprio fenomeno di costume. Per saperne di più abbiamo incontrato Giulia Mion, nome d'arte Fathen, nota insegnante veneta di "danza del ventre", che da alcuni anni tiene corsi nelle province di Udine e Pordenone ed esibizioni in tutta Italia. Ventiquattrenne prossima alla laurea in "Tecniche artistiche di teatro e spettacolo" Giulia ci svela i segreti di questa arte affascinate e ci racconta la sua esperienza di danzatrice ed insegnante. Come mai in questo periodo la danza del ventre è così popolare e praticata nel nostro paese? "É ormai una moda, in ordine, secondo me, per i fatti che stanno coinvolgendo il mondo che hanno creato curiosità sulla cultura dei paesi arabi e quindi naturalmente anche su questo aspetto, per l'esibizione della cantante Shakira, che nel suo video più famoso balla con i movimenti tipici della danza del ventre e infine anche per un grande passaparola sui suoi benefici. Purtroppo diventando ora anche un "business", la fame di denaro, causa l'improvvisazione spesso sia nell'insegnamento che nello spettacolo, contribuendo ad accentuare i pregiudizi che già esistono sulla danza e il suo significato. I corsi sono pieni e le persone aumentano ogni volta almeno del 30% ma alla fine di tutto il marasma, come è accaduto anche per il flamenco, ci sarà una selezione naturale e andranno avanti con passione solo le persone che capiranno la preziosità, la sacralità e unicità di questa danza, che va studiata sempre (da tutti, insegnanti e non) con tanto amore e rispetto". Per chi la vuole praticare, come scegliere allora l'insegnante giusta? "Innanzitutto è bene chiederne il curriculum e una lezione di prova. Una buona insegnante è nata per insegnare, non sempre infatti chi sa danzare bene sa anche insegnare. Deve essere metodica sia nella tecnica (postura, mani, braccia e movimenti) che nel seguire le allieve, aiutandole ad affrontare la danza con calma e serenità. Importante anche la preparazione culturale su quanto insegna, con spiegazioni su storia, stili e gesti fin dalle prime lezioni". É difficile da imparare? Quanto ci vuole per acquistare familiarità almeno con i movimenti base? "I tempi di apprendimento variano da persona a persona. Non ci sono limiti di età, grazie alle sue molteplici qualità sia artistiche che psico- fisiche, permette di creare anche corsi specifici, come ad esempio danza per bambine, preparazione al parto o post parto, per over sessanta e così via. L'obiettivo non è solo apprendere un alfabeto tecnico di movimenti e passi, ma di interiorizzarlo insieme alla musica, per sviluppare ognuna le proprie originalità. In media comunque con cinque mesi di buon lavoro una persona ottiene già soddisfazioni". Può essere un buon modo per tenersi in forma? "Certamente questa danza porta a dei benefici psico -fisici enormi: è rilassante e divertente, migliora la postura, il tono muscolare e, particolare non irrilevante, può far bruciare circa 300 calorie ogni ora. Per chi volesse ammirare delle esibizioni della danza del ventre? "Per assistere a degli spettacoli di varie qualità elenco: Mestre, Circolo Culturale Samarcanda, che offre anche la possibilità di cenare (qui è bello assistere all'esibizione di Silvia Ruffin, danzatrice e insegnante di esperienza decennale, dallo stile e passionalità rara); Venezia dove potete trovare diversi ristoranti arabi, Usago di Travesio (PN) c'è il ristorantino "Da Issa" con specialità Giordane, ambiente raffinato e con a richiesta anche la danza".
CORRIERE DELLA SERA Maggio 2000 Balli, sarà l'estate della danza del ventreINTERVISTA (...) I PREGIUDIZI - Ma non � che ci si iscrive per piacere, per essere pi� sensuali? Il solo nominare la danza del ventre stuzzica fantasie quanto meno esotiche. "All'inizio, forse, anzi sicuramente - risponde con sincerit� Giulia Mion, in arte "Fathen",cio� "colei che affascina", 23 anni, giovanissima ma gi� insegnante a Treviso, una zona, il Veneto, molto ben organizzata -. Molte si avvicinano perch� pensano che sia qualcosa di sensuale, che confina con l'erotismo. O magari per piacere al proprio compagno. Poi scoprono che non � cos�. Che anzi � molto faticoso impararla... Ma la soddisfazione personale, nel ballarla, � tutto". "Fathen" studia a "C� Foscari", l'universit� di Venezia, per diventare operatore culturale. Sogna per� di vivere con la danza. Insegna e si esibisce in pubblico: fiere, feste, serate. Mai trovata in situazione imbarazzanti? "Qualche bavoso, cos� l� chiamiamo noi, mi � capitato. Ma per lo pi�, noto lo stupore degli uomini che riescono a cogliere l'eleganza dei movimenti. Perch� alla fine non ci si tocca mai, lo sguardo � ironico, la bocca chiusa: non ci sono mai messaggi erotici".
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