Danza del ventre articoli

I cambiamenti terapeutici sono una delle potenzialità della danza del ventre, pertanto la manifestazione e il grado di intensità di tali effetti terapeutici dipendono dalla disponibilità del soggetto a mettersi in gioco e dalla costanza nell’applicazione della tecnica e dei principi di questa danza, nonché dalla competenza del conduttore/insegnante. Ciò significa che non tutte le lezioni di danza del ventre possono avere tutte le valenze terapeutiche qui di seguito descritte. Si raccomanda quindi di valutare bene la scelta dell’insegnante prima di iniziare un corso, soprattutto se consigliato da medici, se si hanno particolari disturbi o se si è in gravidanza.

Giulia Mion shooting 2016

ORIGINI:

Danza Anima Femminile

Conosciamo la storia recente della danza del ventre, per lo meno egiziana, ma non abbiamo fonti certe sulle sue origini arcaiche. Tuttavia i suoi movimenti base attingono ad un sapere universale collettivo, ed è per questo che alcune ipotesi la collegano alle danze delle nostre antenate in un’epoca neolitica in cui si celebrava la vita come espressione della Dea Madre. Questi movimenti universali infatti mimano la rotazione e la rivoluzione terrestre e persino la precessione lunisolare, oltre il ciclo dell’esistenza (concepimento – nascita – vita – morte).

Questa danza dunque nella sua forma arcaica non è patrimonio esclusivo del Medio Oriente, bensì dell’umanità intera. In diverse zone del nostro pianeta, infatti, si ritrovano reperti archeologici, come ad esempio raffigurazioni pittoriche e statuette, che rappresentano donne e/o gruppi di donne che praticano la danza del ventre. La stessa cosa del resto si può dire per altre discipline tradizionali quali per esempio lo yoga o le arti marziali che si ritengono comunemente originarie dell’India, della Cina e del Giappone, ma che in realtà hanno solo trovato le condizioni favorevoli in tali Paesi per potersi sviluppare, essendo in realtà nate dall’esperienza di tutta l’umanità a tutte le latitudini. Attribuire la danza del ventre alla sola cultura mediterranea è quindi abbastanza limitativo. Anche nelle danze, cosiddette moderne, originarie di vari Paesi pur lontani tra loro si ritrovano tecniche simili a quelle della danza del ventre, come per ricordarci che le tradizioni dei diversi popoli hanno tutte un denominatore comune che, come un sostrato linguistico unificatore, non cambia da cultura a cultura.

Gruppo

Il contesto in cui si danza spesso, ma non sempre, è quello del gruppo di sole donne ed anche ciò può rappresentare una risorsa terapeutica fondamentale. “Danzare da sole” e “danzare tra donne” sono due esperienze molto diverse. La forte coesione che si può sviluppare anche in gruppi corporei come quelli di danza orientale spesso si manifesta mediante la creazione di un “simbolo del gruppo” che può essere costituito ad esempio da un nome, da un rituale, da un saluto, da un applauso finale, ecc… La disposizione in una forma circolare che unisce senza un inizio e senza una fine, consente di celebrare un femminile positivo, che può aiutare a superare il rifiuto totale o parziale del proprio genere sessuale, presente talvolta in alcuni momenti evolutivi o in alcune difficoltà psicologiche. Il gruppo di danzatrici del ventre inoltre permette un naturale confronto sul femminile, senza dovere esprimere verbalmente l’argomento, offrendo un’ “area protetta” dove alcuni aspetti quotidianamente non svelati o non vissuti possono essere sperimentati, condivisi e rispecchiati reciprocamente. Ciò assume un valore fondamentale soprattutto in momenti critici dell’evoluzione del “sé femminile”, quali la pubertà e l’adolescenza, ricchi di trasformazioni corporee (la comparsa del seno o l’arrotondamento dei fianchi) che possono così essere esplorate, elaborate e accettate con più facilità.

 

BENEFICI DELLA DANZE DEL VENTRE:

Postura migliore e tono muscolare
La nostra colonna vertebrale contiene più ossa e legamenti che qualsiasi altra parte del corpo. Le sue 33 vertebre sono accatastate insieme e formano una colonna, collegate da cartilagine e legamenti, e quasi ogni movimento del busto dipende dalla sua flessibilità ed efficienza. I gruppi muscolari che si attaccano ai legamenti ed alle vertebre creano i movimenti delle aree toracica e pelvica: la Danza del Ventre tonifica questi muscoli e garantisce flessibilità in un modo sicuro ed efficace. Durante la danza, i movimenti di anca, i cerchi, le figure di otto fanno sì che le giunture ed i legamenti della parte bassa della schiena e del bacino si muovano attraverso una gamma completa di sequenze dolci e ripetitive. Questi movimenti aiutano ad incrementare il flusso del fluido sinoviale (lubrificante naturale) nelle giunture. La Danza del Ventre può aiutare a dare sollievo dallo stress alla schiena, agendo contro la quasi costante compressione dei dischi che deriva da una vita sedentaria. I muscoli tonificati migliorano la postura ed aiutano a prevenire i dolori di schiena che possono essere causati da una innaturale curvatura in avanti della colonna che subentra quando i gruppi muscolari sono deboli (lordosi) Piccoli gruppi di muscoli della schiena che di solito non vengono usati, vengono allenati e fortificati. I muscoli che circondano le anche, sono utilizzati ed esercitati durante i movimenti di bacino e le figure di otto, migliorando flessibilità ed agilità. La migliore flessibilità delle anche può portare ad un migliore equilibrio anche camminando. Anche le braccia e le spalle sono tenute in esercizio: i cerchi ed i movimenti sinuosi del serpente tonificano i muscoli. Questo effetto tonificante è spesso evidente sin dall’inizio, in quanto le braccia sono un elemento importante della danza anche per i principianti, e vengono quindi esercitate sin dai primi incontri. La Danza del Ventre è considerato un esercizio a basso impatto, riferendosi al fatto che il rischio di incidenti è minimo quando i movimenti vengono effettuati correttamente. I benefici della danza del ventre possono essere goduti da donne di tutte le età; possono partecipare alla danza anche gli uomini ed i bambini, e trarne gli stessi benefici.

Danza Anima Femminile

Perdita di peso
La Danza del Ventre può far bruciare sino a 300 calorie all’ora. Questa stima varierà, ovviamente, a seconda dell’intensità della danza. Combinata con una dieta salutare che comprenda anche una alimentazione consapevole, la Danza del Ventre può senza dubbio essere parte di un programma di perdita di peso. Molte lezioni di danza si svolgono solo una o due volte la settimana: per risultati migliori e maggiori benefici cardiovascolari, si possono combinare flessibilità e rafforzamento muscolare della Danza del Ventre con una routine aerobica, come nuoto o bicicletta, nei giorni in cui non c’è lezione. Il corpo intero ne sentirà i benefici in quanto l’esercizio aerobico fa lavorare grandi gruppi muscolari, e la danza migliora la forza e la coordinazione dei piccoli gruppi muscolari nel busto, bacino e braccia.

Preparazione al parto
I movimenti del Danza del Ventre costituiscono un eccellente esercizio prenatale che rinforza i muscoli utilizzati durante il parto. I muscoli addominali tonificati ed i naturali colpi di anca, che sono simili agli esercizi insegnati ai corsi pre-parto, insegnano alle madri in attesa a muovere il bacino. Per le donne che desiderano un parto naturale, questa forma di esercizio attraverso la danza, con la sua enfasi nel controllo muscolare, non solo facilita il parto naturale, ma costituisce anche un eccellente esercizio post-parto che aiuta a ritrovare velocemente il tono addominale. Durante le prime settimane che seguono il parto, quando bisogna fare attenzione per riprendersi dall’evento straordinario, questi movimenti, se fatti in maniera graduale, fanno lavorare i muscoli dolcemente ed in modo efficace.

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Riduzione dello stress
In quest’epoca di stress quasi continuo, il ritmo sottile della Danza del Ventre ed i suoi movimenti tradizionali hanno un effetto calmante. I gesti ripetitivi della danza e la concentrazione necessaria per eseguirli possono aiutare una mente riempita dallo stress giornaliero a “lasciarsi andare” per un momento e rilassarsi: è difficile preoccuparsi di scadenze sul lavoro mentre stai pensando a fare il movimento giusto, o mentre cerchi di concentrarti per essere sul tempo della musica. Uno degli effetti dello stress è che il nostro corpo si tende, causando contrazioni o spasmi muscolari, come quelli al collo, spalle o schiena. Quando un muscolo è contratto si forma acido lattico, causando dolore. Anche il flusso sanguigno al muscolo interessato diminuisce. La Danza del Ventre allunga dolcemente ed utilizza questi gruppi muscolari vulnerabili, e come questi vengono utilizzati il flusso sanguigno aumenta e l’acido lattico viene eliminato. I muscoli contratti si rilassano se vengono dolcemente esercitati. Il corpo diventa flessibile e si riscalda, ed i praticanti riportano frequentemente che il dolore alle aree della schiena e del collo diminuisce. La Danza del Ventre è un modo divertente e salutare di fare esercizio. Può essere uno sfogo creativo che forgia e tonifica, e che permette ad una donna di sintonizzarsi con il naturale movimento del suo corpo. Può rilassare e divertire. I piccoli inconvenienti dovuti al troppo lavoro per i principianti possono essere evitati riscaldando prima i muscoli e ricordandosi di fare dello stretching dopo la lezione. Ascoltate i segnali del vostro corpo. La danza del ventre è un fantastico e dolce modo di iniziare ad educare il vostro corpo. Nota: molti medici hanno suggerito di frequentare corsi di danza del ventre come parte di riabilitazione da incidenti; è comunque molto importante verificare con il proprio medico prima di iniziare una qualsiasi forma di esercizio, specialmente se avete più di 40 anni, se aspettate un bimbo o se avete problemi di salute. E’ una danza semplice e spontanea che ogni donna può praticare a qualsiasi età ed è basata sul rilassamento e su una gestualità naturale. Anche la musica che la accompagna non è una musica ricercata: quasi tutta è in 4 tempi o in suoi multipli e sottomultipli con le percussioni che assumono un’importanza rilevante. Sia il numero 4 che le percussioni hanno una grande valenza simbolica che, danzando, viene espressa. Il 4 corrisponde ai 4 elementi della materia, ai 4 evangelisti, ai 4 punti cardinali, ai 4 segni fissi dello zodiaco e via dicendo, nonché alle 4 parti che, schematicamente, rappresentano la manifestazione e, quindi, anche l’essere umano: corpo, emozione, mente e spirito.

A livello emotivo/energetico
un corpo sano è legato al fluire armonioso dell’energia che lo rende vitale. Attraverso i movimenti della colonna vertebrale e del bacino si ha un effetto simile a quello dello yoga nell’attivazione dei chakra e nel risveglio di kundalini. Questa energia che si sprigiona in noi ci consente progressivamente di padroneggiare le nostre emozioni senza reprimerle e, quindi, di viverle pienamente. La nostra vita è nelle nostre mani e ne diventiamo consapevoli e capaci di dirigerla, imparando a essere sincere con noi stesse come sincero è il nostro corpo danzante nella sua spontaneità. Impariamo a non perseguire ciò che non ci corrisponde solo perché è di moda o perché qualcun altro lo pretende. Impariamo ad essere noi stesse sul piano emotivo come sul piano fisico.

A livello mentale
i 4 piani non sono separati tra loro, agendo su uno si agisce anche sugli altri. La cosa interessante è averne la consapevolezza. Se il nostro corpo cambia, cambiano anche le nostre emozioni e i nostri pensieri. Il cambiamento può partire anche dal pensiero o dalle emozioni, ma, forse, partire dal corpo fisico da risultati più immediati perché esso è la parte più tangibile di noi. Ma lavorare sul piano mentale vuol dire anche conoscere ciò che stiamo facendo. La danza orientale racchiude delle conoscenze tradizionali che l’essere umano si tramanda dai tempi dei tempi, da Maestro a Discepolo e la danzatrice rivela, nei suoi gesti, dei grandi misteri a chi li sa vedere, così come un simbolo li rivela a chi lo sa interpretare. Parlo di numerologia, astrologia, astronomia, mitologia, simbolismo …..ma questi argomenti richiederebbero più spazio per essere trattati e meglio sarebbe oralmente.

A livello spirituale
è evidente che l’armonia tra i nostri piani fisico, emotivo e mentale, non può far altro che aprire dei canali che portano il nostro essere verso l’elevazione, verso un contatto con la nostra parte più sacra (la Dea) e alla capacità, quindi, di riconoscere il sacro intorno a noi. La danza si trasforma in una meditazione in movimento, in una preghiera che non è una richiesta per l’ottenimento di qualcosa, ma un ringraziamento per la ricchezza della vita.

Giulia Mion durante un seminario formativo

Il contesto di gruppo

Il contesto in cui si danza spesso, ma non sempre, è quello del gruppo di sole donne ed anche ciò può rappresentare una risorsa terapeutica fondamentale. “Danzare da sole” e “danzare tra donne” sono due esperienze molto diverse. La forte coesione che si può sviluppare anche in gruppi corporei come quelli di danza orientale spesso si manifesta mediante la creazione di un “simbolo del gruppo” che può essere costituito ad esempio da un nome, da un rituale, da un saluto, da un applauso finale, ecc… La disposizione in una forma circolare che unisce senza un inizio e senza una fine, consente di celebrare un femminile positivo, che può aiutare a superare il rifiuto totale o parziale del proprio genere sessuale, presente talvolta in alcuni momenti evolutivi o in alcune difficoltà psicologiche. Il gruppo di danzatrici del ventre inoltre permette un naturale confronto sul femminile, senza dovere esprimere verbalmente l’argomento, offrendo un’ “area protetta” dove alcuni aspetti quotidianamente non svelati o non vissuti possono essere sperimentati, condivisi e rispecchiati reciprocamente. Ciò assume un valore fondamentale soprattutto in momenti critici dell’evoluzione del “sé femminile”, quali la pubertà e l’adolescenza, ricchi di trasformazioni corporee (la comparsa del seno o l’arrotondamento dei fianchi) che possono così essere esplorate, elaborate e accettate con più facilità.

Udine spettacolo 2016

Il Femminile: Essere Donna e Dono di Loretta Martello (articolo riportato con il permesso dell’autrice, dal sito www.ilcerchiodellaluna.it)

Cosa vuol dire essere donna?

Questa domanda vive nel cuore femminile dagli antichi tempi in cui per la donna era semplice operare all’interno del proprio clan, del gruppo sociale o della famiglia, dai tempi in cui il legame con la Terra, l’Acqua e la Luna pulsava in armonia con la vita e con lo spirito che la pervade. Allora la donna trovava in sè le risposte, poiché queste le erano fornite dalla vita stessa, dall’esempio delle altre donne e dal rispetto che il mondo maschile aveva per lei.
La donna guidava la sua stessa vita e quella degli altri fidandosi della propria intuizione, dell’innata saggezza, percorrendo il sentiero interiore già tracciato dalla madre e da tutte le madri che erano venute prima di lei. Conosceva i ritmi della terra, l’insegnamento degli animali, i poteri curativi di piante ed erbe, la ciclicità della vita, accettava le tappe del cammino iniziatico femminile con sincerità e devozione. Così il menarca, la maternità, e la menopausa erano sempre vissuti come momenti sacri, momenti in cui la Divinità entrava più profondamente nel corpo e attraverso il corpo manifestava il suo potere creativo, il potere di dare la vita e con esso la magia della Creazione.
Ma cosa accade oggi quando una donna si chiede cos’è una donna? Sembra che di fronte a questa domanda la donna avverta sulle prime come un risuonare nella mente di un’eco lontana, e senta poi quest’eco scenderle al cuore e poi al ventre, e poi il risalire a spirale di un’energia potente lungo la colonna vertebrale. E mentre l’energia risale, l’eco si trasforma in migliaia di voci pulsanti che chiamano la donna per nome. Ma al momento di darsi la risposta non le escono più le parole, e il battito dell’universo appena percepito sembra cessare.
Eppure quel battito esiste, laggiù, nello strato profondo della psiche, sepolto da secoli e secoli di regole, impedimenti, convenzioni, pregiudizi, “buona educazione”. Non è stato solo il mondo maschile a recludere il femminile laggiù, ma le donne stesse, ormai sradicate dal loro Sé al punto da non riconoscere più le forze che lo animavano mentre si adeguavano ad un modello sociale piatto e repressivo.
I recenti movimenti femministi hanno aperto alcune strade, hanno scardinato con grinta e con rabbia i cancelli della libertà sociale e della parità dei diritti, ma questa lotta impetuosa non è stata in grado (non per debolezza, ma perché nella lotta non può ancora esserci equilibrio) di recuperare il seme antico, la luce antica, la verità antica, l’antica bellezza che ogni donna porta con sé…

La natura femminile non è quella dell’obbedienza nel silenzio, nè quella di vivere una parità che strozza l’anima con irruenza, ma quella di vivere in sé il proprio mistero, impregnarsi della propria Luce, godere della propria canzone, impossessarsi del Nume e farlo vibrare.
Non occorre più parlare, abbiamo parlato abbastanza, non occorre più fare, abbiamo fatto abbastanza. Occorre Essere, essere Donna, essere Dono.
I termini “donna” e “dono” sono così simili nel suono da evocare il medesimo simbolo del dare. Ma “dare” non è quell’obbligatorietà a cui siamo state educate, quel cercare un perfezionismo che soddisfi l’idea di noi che ci siamo costruite, o che altri hanno contribuito a farci costruire, per sentirci dire che “così va bene”, “così sei brava”, in altre parole per poter meritare un pò di amore. Essere dono non vuol dire solo donare, ma fare della propria natura femminile un dono, al punto da essere luce per gli altri in modo assolutamente naturale, senza ostentazione, senza sforzo. Luce che arriva dal profondo per il semplice fatto che arriva, per il semplice fatto che c’è e che può manifestarsi così com’è…

..il femminile non è il femminismo. Il femminile è “ciò da cui tutto deriva”, eppure non se ne vanta. Il femminile ama il maschile perché le è complementare. La donna che è donna desidera l’uomo, ama, gode, partorisce, soffre, cura, difende, sorride, condivide, crea, dona. Non separa, non allontana, non dice mai al maschile: io sono meglio di te, o sono più di te, o sto bene anche senza di te. La donna unisce, crede, persevera, aspetta. La donna ha pazienza e sa aspettare perché grande è il suo amore…

Quando ci si incontra insieme tra donne con il fine comune di condividere un cammino di conoscenza, con l’unico scopo di riappropriarsi della corrente sacra e istintuale che permea l’essere, accade una cosa strana: la percezione del fuoco interiore… quando la donna esprime se stessa, libera, con altre donne, emerge una forza straordinariamente calda, avvolgente, lucente, un’energia capace di sconvolgere ordini, leggi, istituzioni, sistemi, di andare oltre qualsiasi limite, di scardinare le porte d’acciaio di secoli di repressione, di far vivere la fata e la strega nello stesso momento. E ciò può accadere senza grida, senza collera, può avvenire con gentilezza e amore, con libertà e rispetto, poiché è attraverso l’abbandono a sè stessa che la donna può sentire quanto è grande il potere che porta in sé….

La donna ha mani dal tocco leggero e potente, mani in grado di tessere tele infinite d’amore e pazienza e compassione e perdono. La donna ha piedi ancorati al suolo per attingere l’energia della Madre Terra e distribuirla ad altri, piedi che sanno camminare e camminare e camminare per trovare le Verità più nascoste e che sanno poi danzare per condividere le verità con il cielo. La donna ha un ventre che può generare, accogliere, nutrire e partorire, ha un ventre caldo e magico che è stato scelto per deporvi il seme della vita. La donna ha seni morbidi che danno cibo, calore, riposo, coccole e gioia, seni in cui l’anima neonata può ritrovare l’abbraccio divino appena perduto. La donna ha un corpo che canta la vita e i suoi continui passaggi di gioia e dolore, di morte e rinascita, un corpo che sa, da sempre sa, che in questa fusione di opposti è il potere della Luce nascosta, quella che può conquistare qualsiasi amante, nutrire quasiasi figlio, ripartorire la vita fisica, psichica e spirituale ogni qualvolta sia necessario.
La donna sa, se solo vuole sapere, sa.